
La notte di David di Abigail Assor è un romanzo pronto a scuotere la tua emotività.
David e Olive hanno dieci anni, sono gemelli, eppure sembrano abitare due pianeti diversi. Lui è tempesta: urla, fugge, si perde nei suoi scatti imprevedibili. Lei è orbita: gli gira attorno, lo osserva, lo protegge, lo riflette. Non è solo una storia sulla diversità, ma su come la diversità venga vista, interpretata, spesso fraintesa dagli adulti che pretendono di darle un nome e una forma. Qui invece tutto resta più sfumato, più vero.
La narrazione ha un tono quasi sospeso, come se fosse raccontata a metà tra sogno e realtà. Ed è proprio questa leggerezza apparente a rendere più incisivo il peso emotivo della storia. Perché David non è “solo” un bambino difficile: è un enigma che nessuno riesce davvero a leggere, tranne Olive. E Olive, a sua volta, non è semplicemente la sorella “normale”. È uno specchio, una complice, una voce silenziosa che cerca di tradurre un mondo che gli altri non vogliono capire.
Poi arriva la notte. Quella notte. I treni – ossessione di David, simbolo di fuga e desiderio – smettono di essere un gioco e diventano qualcosa di reale, concreto, pericoloso. È il punto di rottura, il momento in cui l’infanzia si incrina e lascia intravedere qualcosa di più duro, più definitivo.
Assor costruisce un romanzo di formazione che non offre risposte facili. Piuttosto, apre domande: cosa significa davvero essere “normali”? Quanto siamo disposti a comprendere ciò che ci spaventa? E quanto amore serve per restare accanto a qualcuno che il mondo continua a respingere?
Un libro breve ma denso, che resta addosso come una notte insonne. E forse è proprio questo il suo dono più grande: ricordarci che capire non è sempre possibile, ma provare a restare sì.
